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Acciaio sulla sabbia: i relitti-barriera di Pattaya e Sattahip

Tra gli alberghi sulla spiaggia di Pattaya e le sagome grigie della flotta all'ancora a Sattahip, il fondale del Golfo di Thailandia orientale custodisce una collezione insolita: navi da guerra affondate di proposito. Negli anni Duemila la Marina reale thailandese ha cominciato ad autoaffondare unità radiate dal servizio — tra cui navi da sbarco costruite negli Stati Uniti all'epoca della Seconda guerra mondiale — per trasformarle in barriere artificiali. La logica era pragmatica: dare ai subacquei una meta spettacolare, offrire ai pesci un punto di aggregazione e alleggerire la pressione sulle barriere coralline naturali delle isole vicine alla costa. A vent'anni di distanza l'esperimento è riuscito senza clamore: i relitti al largo della provincia di Chonburi sono oggi siti di immersione a pieno titolo, incrostati di ostriche e spugne e avvolti da banchi di pesce.

Una costa militare con una seconda vita sott'acqua

Pattaya si affaccia sul litorale della provincia di Chonburi, davanti a una manciata di isole che i subacquei dividono informalmente in due gruppi. Le isole vicine — Ko Larn, Ko Sak e Ko Krok — si raggiungono con una breve traversata e ospitano barriere frangenti sui versanti riparati. Più al largo si trova il gruppo di Ko Phai, isolotti calcarei bassi amministrati dalla marina militare. Proseguendo lungo la costa verso sud si arriva a Sattahip, sede della più importante base navale della Thailandia e del comando della flotta. Oltre si distendono le isole di Samae San, anch'esse sotto controllo militare. Questa presenza navale ha plasmato il tratto di golfo in due modi. Per decenni ha limitato l'accesso ad alcune isole, risparmiando di riflesso le loro barriere dal turismo di massa, e ha regalato alla regione le sue attrazioni subacquee più riconoscibili: navi ritirate dal servizio, bonificate e mandate a fondo con piena consapevolezza. La barriera artificiale è un'idea antica in Thailandia, dove blocchi di cemento e altre strutture vengono impiegati da tempo per ricostruire l'habitat dei pesci; ma le navi autoaffondate di Chonburi ne sono gli esempi più carismatici, e i più facili da apprezzare per un subacqueo di passaggio.

La HTMS Khram, il relitto simbolo al largo di Ko Phai

La più celebre di queste navi è la HTMS Khram, una nave da sbarco costruita negli Stati Uniti all'epoca della Seconda guerra mondiale e in seguito trasferita alla marina thailandese, dove ha prestato servizio per decenni. Nel 2003, liberata da carburante, oli e dotazioni pericolose, è stata affondata nei pressi di Ko Phai, a ovest di Pattaya, con lo scopo dichiarato di creare una barriera artificiale e un sito di immersione. Si è adagiata su un fondale sabbioso attorno ai trenta metri, con le sovrastrutture che si innalzano ben al di sopra del fondo: un profilo alla portata di subacquei con un minimo di esperienza in profondità, che conserva però un'autentica atmosfera da relitto. Oggi la Khram somiglia meno a una nave che a una barriera con un nucleo a forma di scafo. Parapetti e verricelli sono incrostati di ostriche e balani, gli spazi in ombra danno rifugio a pesci soldato e giovani lutiani, e quando entra corrente nuvole di fucilieri e carangidi vorticano sopra la coperta. I barracuda restano sospesi nel blu davanti alla prua e, nelle giornate buone, l'intera sagoma emerge d'un colpo dall'acqua verde del golfo: un momento innegabilmente teatrale. Rimane il relitto di riferimento della zona, quello che ogni diving di Pattaya frequenta settimana dopo settimana.

Altri scafi sul fondo: Ko Larn e il seguito del programma

La Khram non è rimasta un caso isolato. A metà degli anni Duemila la marina ha autoaffondato una seconda nave da sbarco radiata, la HTMS Kut, più vicino a Pattaya, dalle parti di Ko Larn: così anche le isole vicine hanno avuto la loro barriera d'acciaio, a profondità più moderata e a portata di uscite giornaliere brevi. Il programma è poi proseguito altrove nel golfo: nel 2012 la marina ha mandato a fondo la HTMS Chang, una nave da sbarco molto più grande, nei pressi di Ko Chang, lontano a est lungo la stessa costa; viene spesso descritta come il più grande relitto visitabile delle acque thailandesi. Messi in fila, questi affondamenti compongono una vera strategia nazionale, non una curiosità. Ogni nave ha percorso la stessa strada: radiazione dopo una lunga carriera, mesi di bonifica e preparazione per rimuovere gli inquinanti e rendere lo scafo accessibile in sicurezza, infine un autoaffondamento pianificato su un punto rilevato con cura, scelto per profondità, natura del fondale e raggiungibilità. Per la marina è l'ultima missione delle sue navi; per le comunità costiere è un'infrastruttura che riporta ogni anno il turismo subacqueo alle stesse coordinate.

La Hardeep, l'originale arrivato dalla guerra

I relitti artificiali hanno un contraltare più antico, e involontario, poco più a sud. Vicino alle isole di Samae San, al largo di Sattahip, giace il relitto che tutti chiamano Hardeep: un piroscafo da carico affondato dall'aviazione alleata nel 1945, negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale. A differenza delle navi militari ripulite con cura, colò a picco nella violenza e riposa su un fianco; l'immersione ha di conseguenza un carattere diverso — più buia, più raccolta, con quella sobria gravità che accompagna le vere vittime di guerra. I centri locali lo frequentano da generazioni, e mostra su una scala temporale più lunga ciò che le navi autoaffondate stanno appena iniziando a esprimere: uno scafo colonizzato così a fondo che il confine tra metallo e barriera si è ormai dissolto. La corrente sul punto può farsi sostenuta e i passaggi interni richiedono una formazione seria, ma la Hardeep resta una delle immersioni più suggestive di questa costa, il complemento naturale della Khram e della Kut.

Dall'acciaio nudo alla barriera viva

Nell'acqua calda e ricca di plancton del golfo, la metamorfosi dell'acciaio grigio in barriera vivente segue una sequenza abbastanza prevedibile. Le pellicole batteriche compaiono in pochi giorni, seguite da balani, ostriche e idrozoi che sfruttano il metallo nudo. Spugne, ascidie e coralli molli si insediano su quella prima crosta nel corso degli anni, mentre i coralli duri reclutano più lentamente, dove luce e stabilità lo consentono. I pesci arrivano molto più in fretta di tutto questo: un relitto nuovo ospita quasi subito banchi di piccoli pesci foraggio e i loro predatori, perché il rilievo verticale scarseggia sul fondale piatto e sabbioso del golfo, e tutto ciò che si eleva concentra la vita. Gli scienziati marini discutono ancora su quanto le barriere artificiali aggiungano davvero. Le strutture aggregano senza dubbio pesci già esistenti — il che li rende più facili da pescare oltre che da ammirare — e un relitto non sostituisce la protezione delle barriere naturali da ancore, scarichi e acque sempre più calde. Ma un relitto ben preparato e ben posizionato crea davvero nuovo substrato duro, dirotta il traffico dei subacquei lontano dai fragili giardini di corallo e offre ai ricercatori un esperimento di colonizzazione con data di inizio certa. I relitti di Chonburi soddisfano tutti e tre i criteri: per questo vengono citati tra gli esempi thailandesi più riusciti.

Immergersi sulla costa orientale: stagioni e logistica

In pratica, questa è una delle regioni di relitti più facili da raggiungere in Asia: Pattaya dista poche ore di strada da Bangkok e le barche da immersione salpano ogni giorno verso le isole vicine e lontane. La Khram, per via della profondità, è adatta a subacquei con brevetto avanzato, mentre il relitto presso Ko Larn è più accogliente per chi ha meno esperienza; entrambi sono tappe fisse dei corsi di specialità sui relitti. I siti della zona di Sattahip e Samae San possono richiedere accordi con la marina, e per questo si visitano di solito con operatori locali che gestiscono i permessi. Le condizioni sono quelle tipiche del Golfo di Thailandia. La visibilità oscilla al ritmo di plancton e apporti d'acqua dolce, da pochi metri lattiginosi a ben oltre dieci nelle giornate buone, e l'acqua resta calda tutto l'anno. La stagione delle piogge, all'incirca da maggio a ottobre, porta vento e rovesci che possono scombinare gli orari delle barche; i mesi più freschi regalano in genere un mare più tranquillo. Niente di eroico, in tutto questo — ed è proprio il punto: relitti accessibili e pieni di carattere, la cui copertura di barriera si infittisce anno dopo anno e che premiano chi torna a visitarli.

Sulla mappa

I relitti-barriera di Pattaya e Sattahip si capiscono meglio quando li si vede collocati rispetto alle isole, alla costa militare e alle barriere naturali che furono affondati per alleggerire. Apri la mappa interattiva per seguire i siti da Ko Larn fino a Ko Phai e giù verso Samae San, confrontare profondità e contesti, e decidere su quale scafo scendere per primo.