Isole Surin da vicino: barriere poco profonde, Richelieu Rock e i Moken
A una sessantina di chilometri dalla costa andamana della Thailandia, poco a sud del confine marittimo con il Myanmar, le isole Surin si ergono ripide e verdeggianti da acque di una limpidezza eccezionale. Le isole del parco nazionale di Mu Ko Surin custodiscono alcune delle barriere coralline poco profonde più sane delle acque thailandesi, una comunità ormai stanziale di Moken e, a una traversata in barca verso est, Richelieu Rock, con ogni probabilità il sito di immersione più celebre del paese. Pochi angoli del Sud-est asiatico concentrano tanta vita marina, storia umana viva e spettacolo d'altura in uno spazio così ristretto, ed è proprio per questo che l'arcipelago ripaga chi lo osserva da vicino.
Dove la Thailandia incontra il mare aperto delle Andamane
Il gruppo delle Surin appartiene alla provincia di Phang Nga ed è stato dichiarato parco nazionale nel 1981. Due isole principali, Ko Surin Nuea a nord e Ko Surin Tai a sud, sono così vicine che a separarle basta uno stretto canale poco profondo, mentre alcuni isolotti e scogli completano l'arcipelago. A differenza delle isole Similan, più a sud e più conosciute, le Surin non sono mai state attrezzate per il turismo dei villaggi vacanza. L'interno resta coperto da foresta antica, le spiagge sono orlate di alberi anziché di bar e per dormire ci si affida esclusivamente alle strutture gestite dal parco nazionale. La parte di gran lunga più estesa dell'area protetta è mare e non terra, un dettaglio che dice molto su dove si trovi il vero tesoro. Poiché le isole sono lontane dalle foci dei fiumi e dagli apporti della terraferma, l'acqua è insolitamente cristallina e le barriere frangenti si sono sviluppate in ampi e fitti campi di corallo che iniziano a pochi colpi di pinna dalla spiaggia. Per chiunque cartografi le barriere del Mare delle Andamane, Mu Ko Surin è un punto di riferimento imprescindibile.
Giardini bassi fatti apposta per la maschera
Ciò che distingue le isole Surin dalla maggior parte delle mete subacquee thailandesi è la scarsa profondità dei tratti di barriera più belli. In baie riparate come Ao Mae Yai e Ao Chak, estesi campi di coralli duri affiorano così vicino alla superficie che chi galleggia in silenzio con la maschera vede sostanzialmente la stessa barriera di un subacqueo. Coralli a corna di cervo, coralli tabulari e massicci corallini formano un mosaico continuo, interrotto da canali sabbiosi dove al primo mattino pattugliano squali pinna nera del reef. Tartarughe embricate e tartarughe verdi brucano lungo il margine della barriera, i pesci pappagallo mordicchiano il corallo con un suono percepibile e, con un po' di fortuna, un pesce Napoleone transita nell'acqua più profonda della scarpata. Poiché all'interno delle baie le correnti restano di solito lievi, le isole sono da tempo considerate uno dei migliori luoghi per lo snorkeling della Thailandia, forse ineguagliato in tutto il paese per copertura corallina in acqua bassa. Questa accessibilità ha però un rovescio: le pinne che sfiorano il corallo e i visitatori in piedi sul pianoro provocano danni reali, perciò il parco regola con rigore dove le barche possano ormeggiare e dove i nuotatori possano entrare in acqua.
Richelieu Rock: un pinnacolo dalla grande fama
A est delle isole, solitario in mare aperto, si trova Richelieu Rock, un pinnacolo a ferro di cavallo che con la bassa marea rompe a stento la superficie e sprofonda nel blu su ogni lato. È regolarmente annoverato tra i migliori siti di immersione al mondo e si guadagna questa fama su due fronti insieme. La roccia stessa è ricoperta di coralli molli dalla caratteristica tonalità violacea, gorgonie e distese di anemoni, e i suoi anfratti nascondono uno straordinario campionario di piccole creature: pesci ago fantasma, cavallucci marini, gamberetti arlecchino, pesci rana e murene di diverse specie. Tutt'intorno, l'acqua libera offre il grande spettacolo, con fitti banchi di lutiani, fucilieri e barracuda, carangidi a caccia e, in stagione, mante e squali balena. Poiché il sito è isolato su un fondale altrimenti privo di struttura, funziona come un'oasi e concentra la vita di un'area circostante enorme. La maggior parte dei subacquei lo raggiunge con crociere che uniscono le isole Similan e Surin, anche se in stagione operano pure escursioni giornaliere in motoscafo. Le correnti possono essere forti e il sito è esposto, così le condizioni variano da un mare piatto a uno mosso nell'arco di una stessa giornata.
I Moken, gente del mare
Le isole Surin sono anche la patria dei Moken, un popolo austronesiano spesso descritto come nomade del mare. Per generazioni le famiglie moken hanno vissuto a bordo di imbarcazioni di legno chiamate kabang, spostandosi con le stagioni tra isole e ancoraggi riparati, immergendosi per raccogliere molluschi e prendendo ciò che mare e foresta offrivano. Oggi la comunità moken delle Surin vive in un villaggio a Ko Surin Tai; la loro vita nomade si è in gran parte conclusa a causa di confini, regolamenti e tempi mutati, ma il legame con il mare resta straordinario. I ricercatori hanno documentato la notevole vista subacquea dei bambini moken, capaci di mettere a fuoco gli occhi sott'acqua assai meglio dei coetanei europei. La comunità divenne nota in tutto il mondo dopo lo tsunami dell'Oceano Indiano del 2004, quando il sapere tradizionale del mare, tramandato attraverso racconti di un'onda divoratrice, aiutò i Moken a riconoscere i segnali di allarme e a mettersi in salvo prima che l'acqua colpisse. I visitatori possono recarsi al villaggio con rispetto, dove l'artigianato assicura un reddito importante, ma vale la pena ricordare che si tratta di una comunità viva e non di un'attrazione.
Sbiancamento, ripresa e ciò che la barriera insegna
Le barriere delle Surin sono sane rispetto agli standard regionali, ma non sono intatte. Nel 2010 un'acqua insolitamente calda innescò un imponente episodio di sbiancamento dei coralli in tutto il Mare delle Andamane, e proprio le barriere poco profonde che rendono speciali le Surin furono colpite duramente, perché si trovano vicino alla superficie calda. Le autorità reagirono chiudendo temporaneamente diversi siti di snorkeling nei parchi marini thailandesi per ridurre lo stress aggiuntivo durante la ripresa dei coralli. Da allora il recupero è stato disomogeneo, più rapido in alcune baie che in altre, e l'episodio ha trasformato l'arcipelago in una sorta di laboratorio a cielo aperto sulla resilienza delle barriere. La chiusura stagionale durante il monsone concede all'ecosistema una pausa annuale dalla pressione dei visitatori, e il monitoraggio continuo dei pianori confluisce nella gestione complessiva dei parchi marini thailandesi. Per chi visita, la lezione è semplice e concreta: scegliere una protezione solare rispettosa delle barriere, tenere le pinne lontane dal corallo, non salire mai su una barriera e considerare ogni contatto con il fondo come un danno che richiede anni per essere riparato.
Pianificare la visita: stagioni, accesso e regole del parco
Mu Ko Surin segue il ritmo del monsone di sud-ovest. Il parco resta chiuso durante i mesi piovosi, all'incirca da metà maggio fino a ottobre inoltrato, quando il forte moto ondoso rende pericolosa la traversata e le barriere ottengono una tregua da ancore e pinne. In stagione aperta le barche partono dal molo di Khura Buri, sulla costa di Phang Nga; i motoscafi coprono la distanza in poco più di due ore, o anche meno a seconda delle condizioni. Sulle isole non ci sono hotel privati; chi pernotta alloggia in semplici strutture del parco o in tenda vicino alla spiaggia, il che limita per natura il numero di visitatori e conserva un'atmosfera piacevolmente quieta una volta ripartite le barche giornaliere. I subacquei diretti a Richelieu Rock arrivano per lo più in crociera dai porti vicino a Khao Lak, spesso su itinerari che iniziano alle Similan e si concludono alla roccia come gran finale. Gli incontri con gli squali balena non sono mai garantiti, ma gli avvistamenti si addensano nella parte finale della stagione e, anche senza di essi, il pinnacolo raramente delude.
Sulla mappa
Le isole Surin acquistano pieno senso viste nel loro contesto: un gruppo isolato di barriere tra le Similan a sud e le isole dell'arcipelago Mergui del Myanmar a nord, con Richelieu Rock che si erge solitario nel blu a est. La nostra mappa interattiva mostra le aree di barriera, i siti di immersione e il Mare delle Andamane circostante, così da poter seguire la geografia descritta qui, confrontare le Surin con altri sistemi corallini del mondo e iniziare a tracciare il proprio itinerario nelle acque remote dell'estremo nord-ovest della Thailandia.