Pemba, Tanzania: immersioni in parete sul canale profondo
Nell'arcipelago di Zanzibar c'è un'isola dove la barriera corallina non digrada dolcemente verso il largo: finisce, di colpo, in un salto verticale verso il blu. È Pemba, la più settentrionale delle grandi isole dell'arcipelago, separata dalla costa della Tanzania dal canale di Pemba, un braccio di oceano vero i cui fondali sprofondano per diverse centinaia di metri. Mentre Unguja — l'isola che tutti chiamano semplicemente Zanzibar — poggia sulla piattaforma continentale africana, Pemba emerge direttamente dalle acque profonde. Per chi si immerge, questo significa reef che iniziano a pochi metri dalla superficie e precipitano quasi subito in una parete che si perde nel buio. Chi ha sempre sognato di planare lungo un muro di corallo con l'abisso sotto le pinne, in Tanzania deve venire qui.
Un'isola oceanica nel canale
Il carattere di Pemba nasce dalla sua geologia. I geologi la considerano un'isola oceanica, staccatasi dal continente molto prima di Unguja: non a caso ospita specie endemiche, prima fra tutte la volpe volante di Pemba, un grande pipistrello della frutta che non vive in nessun altro luogo al mondo. Sott'acqua questa storia antica si traduce in un rilievo spettacolare: il versante occidentale dell'isola scende ripido verso il fondo del canale in muraglie, speroni e contrafforti rivestiti di corallo. E la vicinanza immediata dell'oceano aperto cambia la qualità degli incontri: tonni, carangidi, barracuda e, di tanto in tanto, squali o razze possono comparire dal blu in qualunque momento, perché il largo non dista mai più di qualche pinneggiata dal reef. Ogni sguardo verso l'esterno della parete è una piccola scommessa che vale la pena fare.
Le passe della costa occidentale
La costa ovest di Pemba è protetta da una collana di isolotti e barriere, e i varchi che li separano — i gap delle carte subacquee — concentrano i siti più celebri dell'isola. Njao Gap a nord, Fundo Gap a metà costa e Uvinje Gap più a sud sono canali di marea attraverso i quali l'acqua scorre tra le lagune riparate e il canale aperto. Ogni passe ha due pareti, una per lato, e a seconda della marea si deriva lungo l'una o l'altra, trasportati dalla corrente in un volo planato che non richiede quasi un colpo di pinna. La sommità dei muri è tappezzata di coralli duri; scendendo, subentrano strapiombi, spaccature, gorgonie e spugne man mano che la luce si attenua. Njao Gap è citata spesso per la densità della copertura corallina e per la vita macro, Fundo Gap per il profilo verticale e per l'attività dei pesci in corrente. Sono per natura immersioni in deriva, pianificate sulle maree: una buona guida locale legge l'acqua e mette il gruppo esattamente dove la corrente lavora al posto suo. Chi si ferma più a lungo può allungare la lista: lungo la stessa catena di isolotti ci sono reef esterni esposti e promontori a nord dove passa il pesce di taglia, oltre a tratti di parete tra un gap e l'altro che non vedono quasi mai bolle. È forse il lusso più grande di Pemba — nella maggior parte dei siti si condivide l'acqua solo con il proprio gruppo.
Misali e l'area protetta del canale
Al largo di Chake Chake, il piccolo capoluogo dell'isola, sorge Misali, un isolotto corallino disabitato circondato da alcune delle barriere poco profonde meglio conservate della regione. Misali è una storia di conservazione riuscita: reef e spiagge sono protetti, le sue sabbie ospitano la nidificazione delle tartarughe marine e l'isolotto riveste un profondo significato culturale per le comunità di pescatori pembane. Le sue acque rientrano oggi nella Pemba Channel Conservation Area, una vasta area marina gestita che copre il versante occidentale dell'isola e regola la pesca coinvolgendo i villaggi. Per il subacqueo, Misali è il contrappunto tranquillo delle passe: giardini di corallo inondati di luce, nuvole di pesci di barriera, profili facili adatti anche ai meno esperti o alla seconda immersione rilassata del pomeriggio. È proprio questa alternanza a rendere completa una settimana a Pemba — la grande parete al mattino, il giardino luminoso nel pomeriggio.
La vita lungo le pareti
La fauna di Pemba riflette la posizione dell'isola, in bilico tra laguna e oceano. Sui muri dominano in superficie i coralli duri — tavole, corna di cervo, colonie massicce — che più in basso lasciano spazio a gorgonie, coralli a frusta e spugne nella penombra. I pesci di barriera abbondano: anthias che vibrano sopra il ciglio, pesci angelo e pesci farfalla nelle fenditure, fucilieri che scorrono in nastri lungo il salto. Gli incontri importanti sono frequenti: pesci Napoleone in pattugliamento lungo la parete, carangidi e barracuda in caccia nella corrente, tartarughe verdi ed embricate quasi a ogni immersione attorno a Misali e nelle passe. Squali e razze restano meno prevedibili, ma la profondità del canale tiene sempre viva la possibilità, ed è questo a rendere magnetico ogni sguardo nel blu. Anche chi ama il piccolo trova pane per i suoi denti: nudibranchi, gamberetti e altre miniature si nascondono negli strapiombi e sui pinnacoli corallini delle lagune, per chi ha la pazienza di rallentare.
Maree, monsoni e stagioni
A Pemba l'immersione segue due orologi: la marea e il monsone. Le passe funzionano a corrente di marea — è esattamente ciò che le rende così vive — quindi le uscite sono programmate, i briefing contano e il pedagno gonfiabile fa parte dell'attrezzatura standard. Sull'arco dell'anno il clima obbedisce ai due venti monsonici della costa orientale africana: il kaskazi, monsone di nord-est, soffia all'incirca da fine anno fino a marzo, mentre il kusi, monsone di sud-est, domina i mesi centrali. Le grandi piogge cadono in genere tra marzo e maggio, periodo in cui molti diving riducono l'attività o chiudono temporaneamente. Fuori dalla stagione delle piogge la visibilità sulle pareti occidentali è spesso eccellente, perché il canale profondo spinge sul reef acqua oceanica limpida. Il mare resta caldo tutto l'anno, su valori tropicali confortevoli, anche se una muta sottile è gradita per le immersioni ripetute. La maggior parte dei siti si rivolge a subacquei brevettati a proprio agio in deriva; le lagune e Misali offrono alternative ai principianti.
L'isola verde fuori dall'acqua
Il soprannome arabo di Pemba si traduce come isola verde, e non potrebbe essere più azzeccato. L'isola è collinosa, fertile e coltivata ovunque: storicamente una delle grandi terre del chiodo di garofano al mondo, alterna sulle sue alture piantagioni di garofano, palme da cocco e alberi da frutto. Tra un'immersione e l'altra c'è di che riempire le giornate: la riserva forestale di Ngezi, a nord, custodisce un lembo di foresta indigena dove dorme la volpe volante endemica; le rovine di Ras Mkumbuu raccontano secoli di commerci swahili; e cittadine come Chake Chake, Wete e Mkoani vivono a un ritmo che fa sembrare Zanzibar City una metropoli frenetica. Il turismo è rimasto in scala minuscola — una manciata di lodge e centri immersione, non file di resort. Ed è proprio questo il fascino di Pemba: siti deserti, vita di villaggio autentica e la sensazione di un'isola che appartiene ancora, prima di tutto, ai suoi contadini e ai suoi pescatori.
Sulla mappa
Tutte le passe, le pareti e i giardini di corallo citati in questo articolo si distribuiscono lungo un tratto sorprendentemente breve della costa occidentale di Pemba, e vederli affiancati su un unico piano rende la pianificazione del viaggio molto più semplice di qualsiasi descrizione. Apri la mappa interattiva, segui il canale di Pemba da Njao Gap a Misali passando per Fundo, esplora ciò che li circonda e disegna il tuo itinerario personale tra le più belle pareti della Tanzania.